teatro   circo   danza


(una) Regina


da un'idea di Stefania Ventura

di e con Stefania Ventura e Gisella Vitrano

scene e luci Petra Trombini

suoni Francesco Vitaliti

produzione Quintoequilibrio

con il sostegno di: Teatro Biondo Palermo e Spazio Franco (PA)

distribuzione in collaborazione con Teatro Evento

per un pubblico a partire dai 7 anni

Spettacolo finalista al Premio Scenario Infanzia 2017

Debutto nazionale al Festival Giocateatro, aprile 2018


 “C'era una volta e una volta non c'era...

Una Regina nel suo Castello,

la sua vecchia mamma l’ha nominata sul più bello,

l’ha messa sopra un trono alto un metro e tre,

le ha detto sottovoce: adesso tocca a te”.


In un giorno di pioggia non si può uscire, meglio restare in casa, la parata della banda è annullata. Due sorelle, con gli strumenti luccicanti ancora in mano, guardano fuori dalla finestra. Una è tristissima, l'altra assorta. Per combattere la noia si inventeranno una fiaba che le trasporterà indietro nel tempo, quando c'erano vecchie governanti stanche di regnare e fanciulle ubbidienti, il cui destino era scritto nel nome con cui nascevano.

“Cosa vuoi fare da grande?” La domanda può sembrare inutile per una giovane principessa chiamata Regina! E se invece la nostra Regina coltivasse in segreto un desiderio diverso, lontano dal futuro che si prospetta per lei? Quanto coraggio ci vuole per ribellarsi a un destino che ci sta stretto per dare ascolto al nostro talento più profondo? E cosa succederebbe se, per amore di chi ha scelto per noi, non riuscissimo a dire di no? Tra litigi, risate e danze sfrenate, le due sorelle metteranno alla prova la potenza della loro libertà, forse per esorcizzare la paura di diventare grandi nel modo più grigio, forse per ritrovarsi alla fine, un po' più unite...

Il progetto

parte da un doppio spunto di riflessione. Ci siamo interrogate sul patto d’amore che esiste tra figli e genitori: un patto suggellato alla nascita che i bambini naturalmente fanno con i propri genitori e che, pur di essere rispettato, potrebbe indurli ad equivoci che limiteranno o condizioneranno la loro vita futura, portandoli a fare scelte diverse da quelle che sono le loro inclinazioni naturali. Parallelamente abbiamo riflettuto sulle proiezioni che i genitori fanno sui propri figli, a volte inconsapevolmente, spesso per nobilissime intenzioni, pensando di garantire la miglior direzione per loro.

Il tema
dello spettacolo affronta dunque uno dei passaggi iniziatici fondamentali nella vita di ogni essere umano: la necessità di conquistare giorno dopo giorno piccoli momenti di autonomia e di emancipazione dalla “guida” che ci indirizza e protegge, in funzione dell’espressione e del riconoscimento di ciò che è o che non è la propria volontà. Questo tema comincia a maturare fin dall’infanzia, con l’arrivo dei primi “no!”, attimi di rottura necessari allo sviluppo della propria identità, che richiedono tempo per essere verbalizzati in base all’indole più o meno incline a dimostrare il coraggio e la determinatezza che questi delicati momenti comportano.

La Fiaba

Abbiamo scelto di elaborare le domande a questi temi sintetizzandoli attraverso la creazione di una Fiaba affinché possano essere assorbiti in modo semplice e immediato dall’inconscio infantile che, sin dalla più giovane età, ascoltando e viaggiando attraverso le storie fantastiche, si prepara a crescere, a codificare i simboli e ad elaborare le proprie soluzioni.

I personaggi e la trama

La storia è raccontata ed agita in scena da due sorelle dai caratteri opposti: Regina, timida sognatrice: nella banda del paese suona il triangolo perché “mamma dice” che è uno strumento importante, ma appena è sola ama cantare guardando fuori dalla finestra. Piccolina, chiacchierona e ribelle: nella banda suona i piatti, si diverte a batterli tra loro creando un effetto...tonante! Due facce della stessa medaglia che, rimaste chiuse in casa a seguito di un fragoroso temporale, giocheranno a farsi da madre e da figlia a vicenda.
Sarà Regina a raccontare alla sorella una fiaba nella quale la protagonista è una giovane principessa che viene insignita alla nascita del nome di “Regina” affinché la sua vecchia madre possa garantirsi la successione al trono. Nome omen.
Come per magia le due sorelle entreranno nella fiaba per vivere la storia: Regina diventerà principessa figlia e Piccolina un’ingombrante, buffa ed egocentrica madre governante pronta ad istruirla su come seguire passo dopo passo le sue orme.
La nostra principessa coltiva in segreto però il desiderio di scoprire il mondo che esiste al di là delle mura del castello, ma non riesce a dirlo a sua madre. Proprio nel momento in cui germoglierà in lei il coraggio per esprimersi si romperà l’equilibrio iniziale e la vecchia madre scomparirà! Così la giovane protagonista si sentirà costretta ad abbandonare il suo progetto di libertà per indossare la corona di nuova governante e, per dimenticare chi altro sarebbe potuta essere, diventerà una regina rigida e intransigente, alimentata dal fuoco del rimpianto.

A questo punto però Regina dovrà nuovamente fare i conti con Piccolina, che stavolta giocherà a diventare per lei una figlia indomita e ribelle, fino a rendere inefficace ogni suo tentativo di inquadramento e controllo. Piccolina, attraverso la sua inesauribile e vitale curiosità, riuscirà a riportare alla luce il desiderio nascosto dell’infanzia di Regina. Questo manderà in tilt la fiaba che si interromperà bruscamente facendo riemergere le due sorelle dai personaggi inventati e mettendole una di fronte all’altra per il confronto finale.
Solo tornando nel mondo reale Regina riuscirà a liberare con forza la sua voce per esprimere ciò che avrebbe sempre voluto...

L’importanza del Gioco e la finalità del messaggio

Come accade nei giochi di tutti i bambini, attraverso la fiaba Regina apre uno squarcio spazio-temporale protetto per mettersi alla prova e osservare un suo possibile futuro di adulta. Mentre Piccolina diventa per lei una fondamentale alternativa di sguardo, pronta a mostrarle che non esiste mai una sola possibilità di reazione, perché la potenza della libertà di ciascuno risiede nel come si sceglie di rispondere agli avvenimenti che la vita propone.

La scena è abitata da pochi oggetti che si trasformano e acquistano funzioni simboliche con il proseguire del racconto: gli strumenti musicali da banda scandiscono lo scorrere del tempo, la poltrona diventa abito e trono, una gabbietta con uccellino e una lampada appesa sono le corone da indossare, un cestino è usato come contenitore di gomitoli di lana e segreti.

La scrittura originale dei dialoghi e delle filastrocche in rima nasce da improvvisazioni guidate al termine delle quali abbiamo selezionato le parole più adatte ad elaborare un testo semplice e sintetico, che possa accompagnare il giovane spettatore alla comprensione e rielaborazione delle scene attraverso le proprie esperienze personali. Ampio spazio è dato al linguaggio del corpo, attraverso il quale abbiamo costruito i due personaggi e il loro modo di interagire, fatto di giochi ritmici e danzati che danno dinamicità e leggerezza al racconto.

La dimensione onirica dello spettacolo è incorniciata dalle musiche, che spaziano dal rock di Elvis, alla musica classica di Tchaikovsky e Rossini, all'elettronica futurista dei Kraftwerk. A partire dalle partiture fisiche elaborate per alcune scene, alcune musiche e tappeti sonori sono composti ad hoc dal nostro sound-designer.

Questo spettacolo è dedicato a chiunque sia mai stato figlio, almeno per una volta.


RECENSIONE FINALE PREMIO SCENARIO (presentazione dei primi 20 minuti) di Francesca Romana Lino

https://www.rumorscena.com/17/07/2017/premio-scena...

[…] Eppure, qui, il teatro ragazzi sembra essere più capace di proposte a tutto tondo e, soprattutto, di affrontare le tematiche in maniera schietta, diretta e avvolgente. Perfino “(Una) Regina” di Quintoequilibrio, pur sotto la maschera del racconto di e per ragazzi, lo prende di petto lo stigma del progetto genitoriale proiettivo e ricattatoriamente coercitivo: fino all’estremo di una madre/”matrona” che, caricando la figlia della corona di “Regina”, di fatto ne tarpa qualsiasi possibilità emancipativa individuale, costringendola, timida principessa, al peso schiacciante di una corona/gabbia come un uccellino in cattività, a una prigionia dorata, che ricorda tanto da vicino più il ruolo dei figli iper adulti, incastrati nell’inesauribile ruolo accuditivo di genitori anziani e non più auto sufficienti, che non il normale rapporto genitore-adolescente.